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Cinema e televisione: l'Italia allo specchio. PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 25 Gennaio 2012 17:45

   

 

  

 

CINEMA E TELEVISIONE: L’ITALIA ALLO SPECCHIO

 

È un sabato sera degli anni ’60. La televisione sta trasmettendo “Studio uno”. Le gemelle Kesslher intonano la sigla iniziale. L’estate è alle porte e tante finestre sono aperte. Il ritmo ammaliante di quel canto con l’accento tedesco rompe la quiete di strade e cortili. Milioni di italiani stanno seguendo contemporaneamente lo stesso programma. In quegli anni, con l’avvento della televisione avvenne un mutamento profondo nel cuore della nostra società; un fenomeno di cui allora era difficile comprenderne le implicazioni.

A distanza di mezzo secolo, se si prova a chiudere gli occhi e pensare con un pizzico di nostalgia a quegli anni – con la memoria dei bambini che eravamo – ci si può porre la domanda: gli italiani in quali volti si specchiavano? In coloro i quali li rappresentavano: personalità come Moro, Fanfani, Andreotti, Ingrao, Nenni?

Non tanto. A identificarsi nei leaders politici era solo una parte della popolazione; sicuramente coloro i quali erano ideologicamente impegnati. Le grandi masse, probabilmente, si specchiavano in misura maggiore in personaggi come Alberto Sordi, Vittorio Gasman, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Mike Bongiorno, Corrado; in cantanti come Mina, Gianni Moranti, e prima ancora in comici come Totò e Aldo Fabrizi. Il mutamento avvenuto in quegli anni, oltre che essere di portata epocale, fu di ordine psicologico e sociale.


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Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2012 16:44
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Convivio letterario de 21 gennaio 2012 – Cutro. PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 22 Gennaio 2012 15:41

 

 

 

 

 

Il tema della serata è stato di carattere squisitamente politico. Il brano letto è stato tratto da un libro che è una raccolta di saggi di diversi autori: Borrelli, Genovese, Moroncini, Pezzella, Romitelli, Zanardi, “LA DEMOCRAZIA IN ITALIA”, ed. Cronopio, 2011. Il testo effettua un’analisi dello stato della democrazia nel nostro paese, partendo dalle vicissitudini politiche più recenti che vedono un progressivo e grave deteriorarsi di questa prassi sulla quale è fondata la repubblica italiana. La democrazia, in senso storico, rappresenta la possibilità da parte delle grandi masse popolari di far pervenire le proprie istanze nelle sedi del potere politico. Tale determinazione è partita soprattutto dall’illuminismo e dalla rivoluzione del 1789 ed è stato un percorso complesso e travagliato che arriva fino ai nostri giorni. Alla luce di tale esperienza storica oggi è possibile affermare, secondo il giudizio di alcuni, che molte contraddizioni insite nei rapporti di convivenza umana (intesi soprattutto in senso politico) non sono affatto risolte e si pongono tuttora come problemi aperti. L’assetto costituzionale e istituzionale non garantisce affatto, una volta per tutte, che i vari ceti e i differenti ambiti presenti nel tessuto sociale possano avere lo stesso peso nello scenario delle scelte politiche. Permane un rapporto conflittuale, a volte palese e spesso sotterraneo, tra i blocchi sociali preminenti in grado di incidere politicamente e le grandi masse che detengono minori possibilità in questo senso; possibilità che variano nel tempo e che possono far traballare l’impalcatura istituzionale. La questione, chiaramente, è di enorme portata e merita la dovuta attenzione, in maniera particolare negli ambiti dove le sensibilità culturali dimostrano di essere vive.  

 

 


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Ultimo aggiornamento Domenica 22 Gennaio 2012 15:57
 
Sei arrivato, caro 2012. PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 18 Gennaio 2012 18:08

  

 

 

 

 

SEI ARRIVATO, CARO 2012…

 

Caro…non è solo una parola affettuosa che ti rivolgo. Tu non lo sai, ma  con tutte queste manovre, i nostri ministri ti hanno attribuito un aggettivo che non riscuote simpatia in tutti noi cittadini.

In tutti noi dipendenti statali che paghiamo le tasse e non possiamo nascondere nulla;

In tutte  le famiglie che devono provvedere al futuro dei loro figli;

In tutti i  pensionati che, grazie al sistema contributivo,  si rivolgono alla Caritas per avere un pasto caldo ed ai cassonetti per racimolare qualcosa che altri hanno ritenuto superfluo, quando non si trovano a dover “rubare” la carne al supermercato per poter mangiare.


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Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Gennaio 2012 18:13
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Convivio letterario del 14 gennaio 2012 – Crotone. PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 15 Gennaio 2012 17:43

 

 

 

 

 

Al Caffè Letterario, nella serata di ieri, abbiamo avuto un ospite inatteso: Salvatore Picari, poeta dialettale crotonese che ha scritto “…E continua” e  “È d’accussì”. Le sue poesie sono state declamate da lui stesso con un’allegria e una vivacità che appaiono come un tratto spiccato della sua personalità. Ascoltandolo è possibile capire qual’è la molla che lo spinge a scrivere nel suo vernacolo: “la cosa migliore che noi crotonesi  possiamo fare è raccontarci la vita di tutti i giorni, ridendoci sopra” sembrava voler dire tra le righe. Si tratta di un'antica ricetta popolare: l’ironia sulle incongruenze dell’esistenza umana è l’antidoto alle angosce, e  Salvatore Picari ha pensato di comporre dei versi carichi proprio di genuinità popolare.

Dalle poesie che parlano dei nostri luoghi siamo poi passati un poeta e compositore di testi per canzoni, il brasiliano Vinícius de Morales. Sono state considerate alcune sue composizioni: “Era una casa molto carina…” “Como dizia o poeta” “Ragazza di Ipamena”. Il poeta, che si ispira ai ritmi e alle foghe latino-americane, propone un messaggio abbastanza noto a coloro i quali hanno imboccato la via dell’arte: scoprire le onde delle passioni che attraversano l’animo umano. Chi aspira a cercare il senso autentico della vita deve coltivare l’estro di cavalcare queste onde. Sconfiggerà le tante paure che limitano la vita stessa e che spingono a rifugiarsi nei porti sicuri costituiti dalle certezze condivise dalle collettività umana, apparentemente indiscutibili.

 


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Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Gennaio 2012 18:41
 
Le mani. PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 10 Gennaio 2012 17:39

  

 

LE MANI 

Ora  sei uscito. Hai sbattuto la porta, io ho controllato che non ci fossi più e ho infilato la chiave nella toppa per essere sicura che tu non possa più rientrare. Anche stasera l’hai fatto, ormai succede spesso, troppo per me. Quando sei tornato a casa dal lavoro ti sono venuta incontro ma non perché fossi impaziente di vederti, solo perché volevo  spiare il tuo volto, sapere se fossi arrabbiato oppure no.  Ogni sera dalla tua faccia, dai tuoi occhi capisco che succederà, se saremo una famiglia tranquilla come tantissime  o sarà l’inferno per me, per i nostri figli. Tu hai tenuto gli occhi bassi e non mi hai detto neanche ciao, allora ho capito che sarebbe stata una di quelle brutte serate che non ci sono mai nelle famiglie normali. Io invece avrei voluto lavare i piatti e dopo vedere la tv, davano un  vecchio film con Alain Delon. L’avevo visto tanto tempo fa,  avrei voluto riassaggiare l’ingenuità della ragazza che ero stata, quella che non vive più da una vita, ormai. Invece ho capito che eri nervoso, che con te non si poteva parlare e allora ho giurato di tenere la bocca chiusa a qualunque costo, di non risponderti per nessuna cosa al mondo. Zitta, stai zitta, qualunque cosa lui dica tu non dire una parola, non dargli l’occasione di farlo anche stasera – sola mi sono detta. Ma ti ho sentito urlare dalla camera da letto:


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Ultimo aggiornamento Martedì 10 Gennaio 2012 17:59
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