Elia Scanu. PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 21 Marzo 2012 20:34

  

 

ELÌA SCANU

Elìa Scanu è seduto sotto l’albero a meditare. Le giornate di primavera aiutano finalmente i pensieri a scorrere. La mente di Elìa Scanu è un contenitore di tantissimi pensieri. Il passato a volte ritorna e si riprende le sue rivincite. Così donna Teresa riferiva spesse volte a quel figlio taciturno e intento a ridere solamente delle barzellette che gli raccontava nonno Dino. Ma Elìa Scanu ha davanti gli occhi quello che accadde nel 1970 quando con la pistola in mano e freddamente determinato sparava al viso di Gerardo Pesca. Ma chi era Gerardo Pesca? Un uomo alto, di carnagione scura, occhi verdi di un intenso verde marino e, che, portava sempre con se il fazzoletto rosso che gli cascava dal taschino esterno della giacca. La sua vera arte sembrava quella di prendere in giro i mariti cornuti del paese. Ed egli si vantava di essere stato l’amante della bella donna Eleonora che aveva patito la sventura di sposarsi ad Enrico Gioia: commerciante benestante, ma dai modi sgarbati e duri. E la povera donna Eleonora ne faceva le spese sotto la prepotente e accigliata arroganza del marito, un vero padre-padrone. Ma a parte donna Eleonora Gerardo Pesca s’era invaghito di Marisa, sorella di Elìa Scanu. Ella in realtà non manifestava nessun interesse nei confronti del Gerardo Pesca. Una volta che egli si avvicinò per dichiararle le sue intenzioni lei vi si mostrò indifferente. Il Pesca subito si risentì di quell’atteggiamento e decise che si sarebbe vendicato per come soleva fare da par suo.

 

L’indomani in paese si vociferava che Marisa Scanu era l’amante di Gerardo Pesca. La vendetta di un maschio vero non può che essere questa! disse con noncuranza agli amici il Pesca. Sapeva benissimo fare questo gioco, anche perché lo aveva fatto a spese di altre donne e senza pagare dazio. Molti in realtà temevano il Pesca per i suoi trascorsi da detenuto. Infatti qualche anno in carcere se l’era fatto in quanto era stato condannato per avere attentato alla vita del Maresciallo Boncassini che lo aveva accusato a sua volta per un furto di bestiame. Così era diventato per gli abitanti del paese di Melvilla un uomo d’onore. Marisa Scanu fu costretta per le voci che ormai si rincorrevano sul suo conto a non uscire più di casa. Un pomeriggio a casa degli Scanu si presentò tal Pietro Fiero, considerato grande amico di Elìa, un uomo di statura bassa e magro con una folta capigliatura nera. Lo sguardo di Pietro Fiero era quello di un osservatore attento, acuto, occhi castani che osservavano attentamente e il suo sguardo riferiva, eccome, se non riferiva! Entrò a casa Scanu e chiese a donna Teresa dov’era Elìa e gli rispose che era su in camera sua, ma che non occorresse disturbarlo visto che stava dormendo. Il Fiero non si preoccupò un attimo delle parole di donna Teresa e salì le scale con passo sveglio ed entrò nella camera di Elìa. Cosa aveva da raccontargli il Fiero ad Elìa, donna Teresa, Marisa e l’altra sorella Lidia, lo sapevano benissimo e già le tre donne consideravano la disgrazia che sarebbe potuta venirne alla famiglia. Gerardo Pesca venne ucciso mentre era seduto sulla sedia, lì nell’osteria di Davide Giaccone. Il corpo giaceva ancora lì dopo due ore dagli spari. Il corpo di Pesca era rimasto seduto e con il capo all’indietro , il viso insanguinato e mentre il sangue grondava ne furono inondati i capelli. Elìa Scanu rimase lì per due ore con la pistola in mano impugnata come se stesse ancora sparando. Arrivarono i carabinieri del Maresciallo Florio e lo arrestarono. Gli occhi di Elìa si riempiono di un rimpianto e  la sua mente si riempie  delle immagini  di sangue, di tanto sangue. Elìa è seduto sotto l’albero d’ulivo nel suo giardino e i pensieri non conoscono sosta. Un richiamo alla mente: è il ricordo di Marisa mentre raccoglie le olive nei campi. La famiglia Scanu aveva un podere di dimensioni idonee a dare da bere e da mangiare in maniera dignitosissima. Tutti della famiglia vi lavoravano. Ma non il padre di Elìa morto emigrato in Belgio nella tragedia della miniera di Marcinelle. E così, lui era il capofamiglia che doveva badare all’onore della madre e delle sorelle. Ma Marisa era così bella in quell’estate del 1965!

Sai, ti vengo a trovare per dirti delle tante cose che ti avrei dovuto dire tanto tempo fa. La Marisa è attenta a pronunciare le parole in maniera dolce, ma determinata. La verità è sempre dura da dirsi anche dopo tanti anni. So-esplicita Marisa - che tu uccidesti Gerardo Pesca non per vendicare un disonore. La gelosia ci acceca! Elìa accarezza gli ormai capelli bianchi della sorella, si sofferma sul ciuffo di capelli penzolante. Sai, afferma Marisa, ricordo sempre le tue parole, quando mi scrivevi le tue lettere dal carcere e in particolare che “Ogni giorno è un nuovo iniziarsi dal ventre”. Un solo amore può essere una infelice tenaglia che rende arrendevoli i nostri cuori.

                                                           Giuseppe Condello

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Marzo 2012 20:42
 


© 2014 www.learnie.it
Joomla! is Free Software released under the GNU General Public License.
Template Design creativemultimedia